{"id":103,"date":"2015-06-22T10:01:47","date_gmt":"2015-06-22T08:01:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.soscasa-onlus.it\/soscasa\/?p=103"},"modified":"2015-06-23T01:02:02","modified_gmt":"2015-06-22T23:02:02","slug":"se-a-sgocciolare-e-lexpo-di-guido-viale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.soscasa-onlus.it\/soscasa\/2015\/06\/22\/se-a-sgocciolare-e-lexpo-di-guido-viale\/","title":{"rendered":"Se a \u201csgocciolare\u201d \u00e8 l\u2019Expo di Guido Viale"},"content":{"rendered":"<div class=\"_5pbx userContent\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}\">\n<p>Per proseguire il nostro dibattito sull&#8217;EXPO, ecco un articolo di Guido Viale che &#8220;critica&#8221; la Carta di Milano&#8230; a Voi la lettura!<\/p>\n<p>Se a \u201csgocciolare\u201d \u00e8 l\u2019Expo<br \/>\ndi Guido Viale 04 Maggio 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una vigorosa critica alla &#8220;Carta di Milano&#8221;, espressione alimentare del &#8220;capitalismo compassionevole&#8221; e inno alla vittoria di Epulone. Il manifesto online, 3 maggio 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trickle-down (in italiano, sgocciolamento) \u00e8 il nome di una teoria economica, ma anche di una filosofia, che molti hanno conosciuto attraverso la parabola di Lazzaro che si nutriva delle briciole che il ricco Epulone lasciava cadere dalla sua mensa (Luca, 16, 19\u201331). Dopo la loro morte le parti si sono invertite perch\u00e9 Lazzaro \u00e8 stato ammesso al banchetto di Dio, in Paradiso, mentre Epulone \u00e8 finito all\u2019inferno a soffrire fame e sete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria e la filosofia del Trickle\u2013down in realt\u00e0 si fermano alla prima parte della parabola. La seconda parte \u00e8 compito nostro realizzarla; e non in Paradiso, dopo la morte, ma su questa Terra, qui e ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, secondo la teoria, pi\u00f9 i ricchi diventano ricchi, pi\u00f9 qualche cosa della loro ric-chezza \u201csgoccioler\u00e0\u201d sulle classi che stanno sotto di loro, per cui che i ricchi siano sempre pi\u00f9 ricchi conviene a tutti. Discende da questa teoria la progressiva riduzione delle tasse sui red-diti maggiori (fino alla flat tax, l\u2019aliquota uguale per tutti, predicata negli Usa dal partito repubblicano e, in Italia, da Matteo Salvini) che, a partire dagli anni Settanta, ha inaugurato la crescita incontrollata delle diseguaglianze. In Italia la progressiva riduzione delle aliquote marginali dell\u2019imposta sui redditi pi\u00f9 elevati (al momento dell\u2019introduzione dell\u2019Irpef era di oltre il 70 per cento; oggi supera di poco il 40) \u00e8 stata giustificata sostenendo che aliquote troppo elevate incentivano l\u2019evasione fiscale, mentre aliquote pi\u00f9 \u201cragionevoli\u201d l\u2019avrebbero eliminata. I risultati si vedono. L\u2019altro cavallo di battaglia della Trickle-down economics \u00e8 che le misure di incentivazione economica dovrebbero essere destinate esclusivamente alle imprese, perch\u00e9 sono solo le imprese a creare buona occupazione e, quindi, reddito e benes-sere anche per i lavoratori. Tutte le altre spese, specie se di carattere sociale, sono, in termini economici, \u201csprechi\u201d. Ma l\u2019evoluzione tecnologica rende sempre di pi\u00f9 job-less, cio\u00e8 senza occupazione aggiuntiva, la crescita sia della singola impresa che del sistema nel suo com-plesso. Anzi, molto spesso la riduzione dell\u2019occupazione in una impresa viene salutata con un drastico aumento del suo valore in borsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trasposta sul piano sociale, la filosofia del Trickle-down ha assunto i connotati del \u201ccapitali-smo compassionevole\u201d, che negli Stati uniti costituisce la dottrina ufficiale dell\u2019ala pi\u00f9 rea-zionaria del partito repubblicano, e non solo di quella. In base ad essa il welfare, come insieme di misure tese a garantire in forma universalistica i diritti fondamentali del cittadino \u2013 pensione, cure sanitarie, istruzione, sostegno al reddito \u2013 va eliminato perch\u00e9 induce chi ne beneficia all\u2019ozio; e va sostituito con la beneficienza gestita dalla generosit\u00e0 dei ricchi, nelle forme da loro prescelte e indirizzandola, ovviamente, solo a chi, a loro esclusivo giudizio, \u201cse la merita\u201d. Non c\u2019\u00e8 negazione pi\u00f9 radicale della dignit\u00e0 dell\u2019essere umano (e del vivente in genere) di una teoria come questa. Eppure \u00e8 una concezione che sta progressivamente pren-dendo piede in tutti gli ambiti della cultura ufficiale, anche l\u00e0 dove gli istituti del Welfare State (che letteralmente significa Stato del benessere, e che da tempo viene tradotto sempre pi\u00f9 spesso con l\u2019espressione \u201cStato assistenziale\u201d) sono, bene o male, ancora in funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non deve stupire quindi di ritrovare i capisaldi di questa concezione violentemente antide-mocratica in quello che viene fin da ora ufficialmente indicato come \u201cil lascito immateriale\u201d della peggiore manifestazione della teoria e della prassi del capitalismo finanziario, o \u201cfinanz-capitalismo\u201d: la cosiddetta \u201ccarta di Milano\u201d dell\u2019Exp\u00f2. Lascito immateriale, perch\u00e9 quello materiale, come \u00e8 ormai noto, non \u00e8 che devastazione del territorio, asfalto e cemento, corru-zione, nuovi debiti di Comune, Regione e Stato, violazione dei diritti, della dignit\u00e0 e della sicurezza del lavoro (l\u2019Exp\u00f2 \u00e8 stato il laboratorio del Job-act), propaganda per un\u2019alimentazione, un\u2019agricoltura e un\u2019industria alimentare tossiche e, dulcis in fundo, un meccanismo di perpetuazione delle Grandi Opere inutili: perch\u00e9, a Exp\u00f2 concluso, ci sar\u00e0 da decidere che cosa fare, con nuovo cemento, nuovi debiti e nuova corruzione di quell\u2019area ormai devastata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei punti o propositi qualificanti della Carta di Milano \u00e8 infatti la lotta contro lo spreco alimentare attraverso il recupero del cibo che oggi viene buttato via, destinandolo ai poveri. Nella carta i riferimenti a questo proposito sono tre: \u201c che il cibo sia consumato prima che deperisca, donato qualora in eccesso e conservato in modo tale che non si deteriori\u201d; \u201cindivi-duare e denunciare le principali criticit\u00e0 nelle varie legislazioni che disciplinano la donazione degli alimenti invenduti per poi impegnarci attivamente al fine di recuperare e ridistribuire le eccedenze\u201d; \u201ccreare strumenti di sostegno in favore delle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, anche attraverso il coordinamento tra gli attori che operano nel settore del recupero e della distribuzione gratuita delle eccedenze alimentari\u201d. Apparentemente si tratta di raccomanda-zioni di buon senso: dare a chi non pu\u00f2 permetterselo il cibo che altrimenti butteremmo via. E\u2019 quello che si cerca di fare con istituzioni e programmi benemeriti, come la legge detta del \u201cBuon Samaritano\u201d o il Last-minute market promosso dal prof. Andrea Segr\u00e8. Il fatto \u00e8 che sono misure messe a punto nell\u2019ambito della gestione dei rifiuti e tese alla loro minimizza-zione (in vista del loro azzeramento, previsto dal programma Rifiuti zero, che le renderebbe superflue). Trasposte nell\u2019ambito di un programma planetario per \u201cnutrire il pianeta\u201d hanno l\u2019effetto di retrocedere all\u2019ambito della gestione dei rifiuti il tema della sottoalimentazione di una parte decisiva dell\u2019umanit\u00e0, la cui condizione \u00e8 invece il prodotto delle grandi e crescenti diseguaglianze mondiali nella distribuzione dei redditi, del lavoro e delle risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cogliere meglio questo punto \u00e8 necessario risalire a quella che \u00e8 la matrice della Carta di Milano, cio\u00e8 il \u201cProtocollo di Milano\u201d: un documento elaborato dalla fondazione Barilla \u2013 emanazione dell\u2019omonima multinazionale alimentare a cui l\u2019Exp\u00f2 ha affidato il compito di individuare i capisaldi del programma \u201cnutrire il pianeta\u201d, che sono poi stati tradotti \u201cin pil-lole\u201d nella Carta di Milano; e che ha la pretesa di definire un programma di azione dei pros-simi decenni per tutti i soggetti del mondo \u2013 Governi, imprese, associazioni, cittadini \u2014 impegnati nella filiera agroalimentare come produttori, distributori o consumatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Protocollo di Milano il tema dello spreco di alimenti occupa il primo posto: \u201cPrimo paradosso spreco di alimenti: 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile sono sprecati ogni anno, ovvero un terzo della produzione globale di alimenti e quattro volte la quantit\u00e0 neces-saria a nutrire gli 805 milioni di persone denutrite nel mondo\u201d. Nell\u2019ambito dei programmi per sradicare la fame, tra cui \u201cle disposizioni pertinenti nel quadro delle legislazioni interna-zionali, regionali e nazionali per la protezione e conservazione delle risorse e l\u2019adozione di azioni finalizzate allo sviluppo sostenibile nella Direttiva quadro europea sulle acque, il Piano d\u2019azione per un\u2019Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per sradicare la povert\u00e0 estrema e la fame\u201d, il Protocollo di Milano arriva a trattare questa prima emergenza planetaria con le stesse modalit\u00e0 con cui, in un qualsiasi Comune d\u2019Italia, si affronta il problema della gestione dei rifiuti: \u201cLe iniziative per la riduzione degli sprechi devono rispettare la seguente gerarchia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Prevenzione; 2. Riutilizzo per l\u2019alimentazione umana; 3. Alimentazione animale; 4. Produzione di energia e compostaggio\u201d. Se la guerra alla fame nel mondo \u00e8 in primo luogo una lotta contro la trasformazione degli alimenti in rifiuti (e non per una pi\u00f9 equa distribuzione delle risorse), \u00e8 ovvio che ai poveri e agli affamati del pianeta non spetti altro che il compito di smaltire ci\u00f2 di cui i ricchi si vogliono sbarazzare. Cio\u00e8 sedersi, come Lazzaro, ai piedi della tavola del ricco Epulone. Con il che la Trickle-down economics fa il suo ingresso trionfale nel \u201clascito\u201d dell\u2019Exp\u00f2<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per proseguire il nostro dibattito sull&#8217;EXPO, ecco un articolo di Guido Viale che &#8220;critica&#8221; la Carta di Milano&#8230; a Voi la lettura! 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